Manovra, salta norma su pensioni. Torna ipotesi Iva

Manovra, salta norma su pensioni. Torna ipotesi Iva

Cambia ancora la manovra. Saltano infatti le misure relative alle pensioni che saranno stralciate. Il governo ha ribadito che si stanno reperendo le risorse necessarie a coprire tutti i punti dell'intesa di Arcore ma, come extrema ratio, è sempre possibile ricorrere ad un possibile aumento dell'Iva.
Intanto si ipotizza un inasprimento delle sanzioni contro l'evasione fiscale, fino al ricorso del "deterrente penale" per chi si macchia di gravi reati fiscali.

 



Venturi: “Scelta sciagurata per l’economia e batosta in vista per le famiglie. E consumi ancora più lenti: nel 2012 si attesterebbero a +0,2%”

 

“L’aumento dell’Iva in manovra sarebbe una scelta sciagurata - sottolinea Marco Venturi, Presidente Confesercenti - per l’economia e per le famiglie italiane. Un semplice calcolo basta a dimostrare l’insensatezza di questa eventuale scelta che farebbe due vittime certe, i consumi (e quindi gran parte delle speranze di ripresa economica) e le famiglie, soprattutto quelle meno abbienti” .
Se dunque si desse credito alle ipotesi più gettonate - spiega una nota Confesercenti - gli aumenti delle aliquote IVA dovrebbero fornire un gettito compreso tra i 6 e i 10-11 miliardi di euro.Questo significherebbe un incremento medio dell’esborso per le famiglie (ipotizzando che le quantità consumate siano costanti) a sua volta compreso tra 250 e 400 euro l’anno, cioè in percentuale, tra l’1 e l’1,7% in più.
Ma questi aumenti di prezzo dei beni potrebbero produrre anche una riduzione dei consumi, già bassi, delle famiglie fino a ridurli di un altro punto decimale e collocarli allo 0,2% per il prossimo anno, visto che già oggi molte famiglie hanno esaurito il cuscinetto rappresentato dal flusso di risparmio e la crisi ha anche ridimensionato la platea dei soggetti che possono contare sull’aumento del grado di indebitamento per sostenere il tenore di vita. Man mano che le famiglie interiorizzano che le prospettive di medio termine sono poco promettenti, potrebbe anzi verificarsi anche un nuovo aumento della quota di risparmio di natura precauzionale, finalizzata a fronteggiare eventuali shock inattesi sul reddito. In tali condizioni l’economia italiana sprofonderebbe ancora di più nella stagnazione: altro che Pil positivo, occupazione da difendere, ripresa della attività delle imprese da favorire.
Misure come l’aumento dell’Iva fanno a pugni con la realtà vera del Paese che invece esprime difficoltà a non finire: le famiglie si ritrovano a subire i contraccolpi della politica fiscale in un momento in cui non hanno avvertito ancora i benefici della ripresa che è ancora troppo fragile per imprimere una svolta all’andamento dell’occupazione.
Il reddito disponibile manterrà a stento il ritmo dell’inflazione, e stenterà ad aumentare in termini reali.
Gli aumenti dei consumi restano quindi di modesta entità, e condizionati dall’ipotesi che la fase di riduzione del tasso di risparmio - che ha impedito sinora il loro crollo e che, secondo nostre previsioni, spiega quasi metà della futura debole crescita - continui ancora.
Quest’anno di conseguenza la crescita della spesa delle famiglie - senza contare la manovra - non dovrebbe superare l’1% e nel 2012 attestarsi allo 0,3%.
“Non si vuol proprio comprendere - insiste Venturi - che la via obbligata ma anche quella certamente virtuosa è la riduzione della spesa, il taglio coraggioso degli sprechi della politica (dalle province ai micro comuni, dalle comunità montane alla miriade di consulenze), la semplificazione e aggregazione della pletora di servizi pubblici. Senza dimenticare quella priorità costituita dalla necessità di privilegiare gli investimenti ed il lavoro”.

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